Addio agli studi di settore: ecco come cambieranno

I cari vecchi studi di settore verranno sostituiti dagli Indici sintetici di affidabilità (Isa); questa la novità che cambierà più o meno radicalmente questo settore. Proviamo a capire quali sono le ragioni di tale cambiamento, come si procederà per mandarlo a regime e quali i benefici per le partite Iva.

Cosa cambia con l’abbandono degli studi di settore

La volontà dell’Agenzia delle Entrate, in un progetto piuttosto ambizioso, è quella di mandare in pensione i vecchi studi di settore in due anni passando ai nuovi Isa. Come ha dichiarato Ernesto Maria Ruffini, diretto dell’Agenzia delle Entrate, a beneficiare del cambiamento saranno all’incirca quattro milioni di contribuenti con regime di partita iva che con gli Indici sintetici di affidabilità avranno la possibilità di monitorare in maniera trasparente il proprio comportamento fiscale. A cambiare è il metodo statistico-economico che stabilirà il livello di affidabilità misurato su una scala da 1 a 10. Inoltre è previsto un premio per coloro che avranno un risultato positivo, assicurando a costoro di essere risparmiati dagli accertamenti fiscali basati sulle cosiddette presunzioni semplici.

Come cambiano gli studi di settore

Gli studi di settore e gli Indici sintetici di affidabilità

Ad essere archiviati saranno 193 studi di settore per essere sostituiti con 150 Indici sintetici di affidabilità. Prima dell’estate sono stati presentati i primi indicatori, entro fine mese verranno valutati i prossimi per poi arrivare entro novembre a completare l’analisi di tutti i rimanenti.

Sostanzialmente gli Indici sintetici di affidabilità prenderanno in considerazione il valore del reddito e quello aggiunto, la plausibilità dei ricavi, le anomalie economiche e l’affidabilità dei dati che sono stati dichiarati. Da questi valori verrà calcolato il livello di affidabilità e, a differenze dei precedenti studi di settore, l’analisi verrà effettuata sui dati presenti nelle banche dati del Fisco dal 2008 al 2015 permettendo di rottamanre i cosiddetti correttivi congiunturali.

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