Omicidio di Chiara Poggi, clamoroso: dal Dna la prova per scagionare Alberto Stasi?

Novità clamorosa in uno dei casi di cronaca più appassionanti degli ultimi anni: il Dna sotto le unghie di Chiara Poggi, uccisa nell’agosto 2007, non sarebbe di Alberto Stasi che è stato condannato.

Dal 12 dicembre 2015, giorno in cui la Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna a 16 anni, Alberto Stasi è in carcere per essere stato ritenuto l’unico colpevole dell’assassinio di Chiara Poggi, all’epoca sua fidanzata. Ma ora arriva una news di cronaca clamorosa che potrebbe riaprire il caso: secondo quanto riferisce infatti oggi (19 dicembre) il Corriere della Sera una delle prove regina, quella del Dna sotto le unghie della ragazza, potrebbe essere ribaltata. Come conferma la signora Elisabetta, mamma di Alberto Stasi, infatti una perizia di parte fatta effettuare da un genetista consultato dalla difesa del figlio avrebbe confermato che quel Dna non appartiene a lui ma ad un altro soggetto di sesso maschile che potrebbe rientrare nel giro delle conoscenze che Chiara, assassinata il 13 agosto 2007, aveva in zona.

Caso Poggi, la mamma di Alberto Stasi chiederà la revisione del processo

In attesa di ulteriori controprove, è questa secondo la madre di Stasi, la prova che potrebbe portare alla riapertura del caso non appena lei e i suoi legali avranno presentato alla magistratura un esposto nel quale si chieda la revisione del processo. La signora Elisabetta è convinta di essere sulla strada giusta: “Mai e poi mai Alberto avrebbe potuto uccidere Chiara. Si amavano e avevano progetti in comune. La sera prima erano andati a cena insieme”. Erano pronti per partire insieme in vacanza, si amavano, erano felici dice la mamma di Alberto Stasi e la presenza della fidanzata era quella che più gli dava forza nel suo cammino come studente universitario e come uomo. Lei non ha mai creduto nemmeno per un momento che il figlio abbia potuto commettere un crimine così atroce e adesso è convinta di averne la certezza. In effetti quel Dna era stato accostato a Stasi solo per cinque ‘marcatori’, mentre per avere la certezza che fosse suo ne servono almeno nove.

Delitto di Chiara Poggi, tutte le tappe del caso

Tutto cominciò la mattina del 13 agosto 2007 quando una telefonata anonima, ma che successivamente si scoprì essere stata fatta proprio da Alberto Stasi, avvisava il 118 che c’era una persona morta in via Pascoli a Garlasco. Il ragazzo (all’epoca 24enne) nei giorni successivi al ritrovamento del cadavere di Chiara Poggi, sua fidanzata, venne interrogato a lungo e fin da subito apparve come unico sospettato anche in virtù di alcuni suoi comportamenti strani. E quando il suo Dna venne rinvenuto sui pedali della bicicletta in sella alla quale sarebbe fuggito, scattò il fermo. Da lì il via dell’inchiesta, la richiesta di rinvio a giudizio, il processo con rito abbreviato e la prima assoluzione il 17 dicembre 2009. Nel 2011 il processo d’appello e la conferma dell’assoluzione, ma nell’aprile 2014 la Cassazione ha disposto di annullare la sentenza e a fine 2015 è arrivata la condanna. Ora però potrebbe ricominciare tutto.

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